venerdì 10 giugno 2011

Testa ca non parra si chiama cucuzza! Vota e fai votare si ai referendum del 12 e 13 giugno 2011



Voto si! perché non voglio esser ricordato come distruttore del pianeta Terra.
Voto si! perché credo che tutti siamo uguali dinanzi alla legge.
Voto si! perché l'acqua è un bene pubblico e la distribuzione dell'acqua è una pubblica responsabilità.

Giuseppe D'Urso, insegnante molto precario, da Catania

giovedì 31 marzo 2011

Il lupo si veste da pastore....e le pecore applaudono

Qualche tempo fa partecipai ad una conferenza quale relatore sulle forme di condizionamento che la criminalità mafiosa esercita sul pensare comune. Per meglio esplicitare il discorso chiesi, ad uno dei presenti, se mi si favorisse una sigaretta, richiesta che venne prontamente esaudita. Manifestai da subito, al gentile signore che si era prodigato, il mio desiderio di renderlo partecipe di quella "fumata" con uno, due tiri al massimo e vedendolo solo sorridere lo invitai a ringraziarmi. Il signore fu, lo riconosco, colto di sorpresa e, immagino, solo per educazione, non mi fece mancare il proprio ringraziamento. Dopo aver abbondantemente fumato, lo invitai a completare (gli uno, due tiri, appunto!) la sigaretta, ricordandogli sempre di ringraziarmi. A questo punto gli fu chiaro il gioco e mi rispose che si rifiutava di ringraziarmi dato che la sigaretta era la sua. Alla stessa maniera risposi non vanno ringraziati i criminali, i politici collusi con la mafia, i corruttori e ogni altro individuo che a qualunque titolo non solo si approfittano del nostro ma pretendono pure di esser ringraziati.
Ieri un pagliaccio, il solito, eterno clown, si è recato in un'isola del Mediterraneo e si è fatto offrire una sigaretta, per meglio compiere il proprio numero da circo, pretendendo pure di esser ringraziato.
Nessuno ha avuto premura di informare quei cittadini che gaudiosamente lo riverivano e lo ringraziavano, che la sigaretta era la loro.
Giuseppe D'Urso, insegnante molto precario, da Catania.

lunedì 28 marzo 2011

Mancava solo il commissario Montalbano....

Qualche giorno addietro un quotidiano locale ha pubblicato una notizia che forse all'inizio del secolo scorso avrebbe meritato rilievo per i contenuti e che oggi invece ci deve far riflettere sulle persone piuttosto che sui fatti.
Gli ingredienti del grottesco ci sono tutti: un "teatro dello scandalo", rappresentato, in questo caso, da un condominio ubicato a Porto Empedocle, zona altipiano Lanterna, improvvisamente trasformatosi in una sorta di ronzante e indignato vespaio; i due giovani attori protagonisti, che vestono i panni di due giovanissimi che, complice la penombra, si stavano scambiando dei baci, come fanno de decine di migliaia di anni gli individui della nostra specie; ed un antagonista, interpretato dall'inquilino dell'ultimo piano che, accortosi del "misfatto" che si stava impunemente consumando, ha pensato bene non solo di allertare tutti i condomini del "pericolo imminente", ma di chiamare la polizia che, per ogni buon conto in pochi minuti si è recata sul posto, vicequestore in testa, cogliendo in "flagranza di reato" i due sciagurati. La ragazza, racconta la cronaca, aveva per la vergogna gli occhi umidi di lacrime represse e invano il suo fidanzatino cercava di confortarla al meglio mentre si allontanavano mogi mogi come due cani bastonati.
Il fatto in sè si commenta da solo e non merita approfondimenti che invece voglio riservare a questo "guardiano dei costumi". Avrei piacere di sapere per chi vota questo "talebano", di sorprenderlo mentre si esibisce in equilibrismi per giustificare i puttanai e i buttanismi che ci propone quotidianamente la cronaca italiana; mi pare addirittura di sentirlo mentre biasima lo spreco di risorse per le intercettazioni, il ricorso agli uomini delle forze dell'ordine per pedinamenti e appostamenti, dimenticando che questi sono dovuti e doverosi quando si tratta di reati o di ipotesi di reato. Lui invece, dinanzi ad assenza di reati, scomoda la polizia e il vicequestore per i baci di due adolescenti.
Spero che le autorità locali, nella loro relazione di servizio, non manchino di informare il Ministro, da cui dipende il vicequestore, della presenza di un simile talebano in suolo italiano e che si prendano tutti i provvedimenti restrittivi necessari affinchè a quest'uomo venga vietato il soggiorno in altre località della penisola, ad Arcore per esempio. Ci pare di vederlo il tapino, con il numero del pronto intervento già composto, chiamare ogni sera la polizia per denunciar reati.
Ma sappiamo che in quel caso qualche buona parola e giustificazione fiorirebbe immediatamente dalle sue labbra.

Giuseppe D'Urso, insegnate molto precario, da Catania.

giovedì 3 marzo 2011

Noi stringiamo le mani al popolo libico. Berlusconi bacia la mano a Gheddafi

Uno dei primi provvedimenti adottati da Garibaldi, in qualità di pro-dittattore della Sicilia appena liberata dai Borboni, fu quello di abolire per editto il baciamano tra uomo e uomo, gesto di umiliazione a cui il debole era sottoposto dal potente di turno.
Curiosamente nei giorni del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia il tema torna d'attualità grazie al baciamano di Berlusconi al tiranno libico Gheddafi.
Che il clown, che noi in Italia sopportiamo senza che ci generi risata alcuna, aspiri ad entrare a pieno titolo nel circo libico di Gheddafi per far figura tra le amazzoni e i cavallerizzi all'interno del tendone, è un dato di fatto. Che trascini anche noi nelle sue pagliacciate, un pò meno.
Ma che gli acrobati della prima e dell'ultima ora diano prove di equilibrismo con i loro distinguo e con il paventare pericoli ed integralismi da un popolo massacrato da un tiranno, suscita semplicemente orrore.
La mia totale avversione e disprezzo verso i due cani rabbiosi l'ho espressa a tempo debito e in tempi non sospetti sia in questa sia in altre sedi, in pubblico come in privato.
Mi preme invece sottolineare proprio in questi giorni la lezione "risorgimentale" che ci giunge dall'altra sponda del Mediterraneo; quella proveniente da un popolo che per la libertà sfida apertamente il tiranno e la morte.
Credo di vedere nelle immagini di quelle donne e di quegli uomini la stessa "follia" che spinse i nostri antenati a sfidare un Impero per costruire l'unità nazionale. Sicuramente, tra loro, sono molto più simili di quanto lo siamo noi oggi rispetto ai nostri antenati visto che sopportiamo ancora una simile canaglia.

Giuseppe D'Urso, insegnate molto precario, da Catania

giovedì 3 febbraio 2011

Merita solo il nostro disprezzo!!!!

Ciao a tutti,
sono stato impegnato in questi mesi in ricerche che vedrete in questi giorni pubblicate tra le pagine del blog.
Per farmi perdonare provvedo a postare un video interessante.
Il protagonista riceve così l'unico sentimento che merita: il disprezzo

Giuseppe D'Urso, insegnante molto precario, da Catania


lunedì 25 ottobre 2010

Corrispondenza non gradita


Per tutti coloro che non desiderano ricevere il libro "Due anni di governo" del Presidente del Consiglio e ritengono che queste somme andrebbero spese meglio, vi faccio leggere la mail che ho inviato al seguente sito governativo:

"Il sottoscritto D'Urso Giuseppe, residente a Catania in................., facendo riferimento all'annuncio del Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro "Due anni di governo"
con la presente intende comunicarVi che desidero assolutamente NON riceverlo, essendo un mio diritto in base al D. lgs 196/03 per la tutela della privacy e il relativo D. P. R. n. 501/1998, nella fattispecie articolo 13 comma e), e che la spesa relativa che si risparmierà, venga messa a disposizione del Ministero della Pubblica Istruzione e/o del Ministero della Sanità.
Ringraziando per l'attenzione con la presente porgo
Distinti Saluti.

Catania, 25 ottobre 2010

In fede

D'Urso Giuseppe

Chi desidera destinare a miglior sorte queste somme di denaro spese inutilmente può se lo ritiene opportuno trarne giovamento.

Giuseppe D'Urso, insegnante molto precario, da Catania

venerdì 22 ottobre 2010

Mandate a dormire i bambini

Le righe che seguono non sono adatte ad un pubblico di minori perché leggendole potrebbero vederci nudi, spogli delle nostre mistificazioni e luccicanti delle nostre perversioni.

Pier Paolo Pasolini denunciò per primo in Italia, in un articolo apparso sul Corriere della Sera del 9 dicembre 1973, la mutazione totalitaria che avrebbe determinato nella società italiana il nuovo potere della televisione, in un momento in cui dominava il monopolio paludato e perbenista della RAI-Tv pubblica e la televisione privata fosse solo agli albori. All’epoca l’allarme pasoliniano venne liquidato come eccessivo, pessimistico, antimodernista e ideologico. Ma riletto oggi appare per quello che era: una profetica identificazione dei tratti portanti della neo-civilizzazione della società italiana portata avanti negli anni Ottanta da parte delle Tv berlusconiane.

Pasolini argomentò, storicizzandoli, i pericoli totalizzanti connessi al nuovo potere televisivo, che definì nuovo fascismo, il potere “più violento e totalitario che ci sia mai stato” in quanto “esso cambia la natura della gente, entra nel più profondo delle coscienze”.

Il fascismo mussoliniano “proponeva un modello reazionario e monumentale che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava a ottenere la loro adesione a parole.”

La televisione, intesa chiaramente non come “mezzo tecnico , ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa” non si limita semplicemente a trasmettere i messaggi, ma è essa stessa “un centro elaboratore di messaggi. E’ il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. E’ attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere.”

L’autorità e la repressione operata dalla televisione è nettamente superiore a quella operata dai mezzi d’informazione di epoca fascista: “il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere”.

Se il fascismo non è riuscito con tutta la propaganda messa in atto nemmeno a scalfire “l’anima del popolo italiano” la televisione “non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre.”

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Milioni di italiani, di qualunque età o fascia sociale, giocano come si fa in tv, mangiano come dice la tv, spendono come vuole la tv, vestono come hanno visto in tv, pensano in base alla tv, discutono di quello che ritiene la tv, piangono quando piange la tv, ridono quando ride la tv, sognano davanti alla tv, parlano come si parla in tv, scopano come vedono fare in tv, sono tristi o allegri a seconda di come lo è la tv, e la loro massima aspirazione è di comparire in tv. Per milioni di italiani, di qualunque età o ceto sociale, i divi televisivi sono “amici”, sono “gente di casa”, persone che fanno parte del quotidiano e come tali sono amati, ammirati, ascoltati, imitati. Tutto è tv, e ciò che non è tv non è.

Pier Paolo Pasolini venne brutalmente ucciso la notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 nell’idroscalo di Ostia mentre il piano di rinascita democratica piduista si sviluppava allestendo una catena di Tv private “coordinate in modo da controllare la pubblica opinione media” come quella che iniziava a sviluppare l’emittente segratese Telemilano di proprietà berlusconiana proprio in quegli anni.

Giuseppe D’Urso, insegnante molto precario, da Catania.