Uno dei primi provvedimenti adottati da Garibaldi, in qualità di pro-dittattore della Sicilia appena liberata dai Borboni, fu quello di abolire per editto il baciamano tra uomo e uomo, gesto di umiliazione a cui il debole era sottoposto dal potente di turno.
Curiosamente nei giorni del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia il tema torna d'attualità grazie al baciamano di Berlusconi al tiranno libico Gheddafi.
Che il clown, che noi in Italia sopportiamo senza che ci generi risata alcuna, aspiri ad entrare a pieno titolo nel circo libico di Gheddafi per far figura tra le amazzoni e i cavallerizzi all'interno del tendone, è un dato di fatto. Che trascini anche noi nelle sue pagliacciate, un pò meno.
Ma che gli acrobati della prima e dell'ultima ora diano prove di equilibrismo con i loro distinguo e con il paventare pericoli ed integralismi da un popolo massacrato da un tiranno, suscita semplicemente orrore.
La mia totale avversione e disprezzo verso i due cani rabbiosi l'ho espressa a tempo debito e in tempi non sospetti sia in questa sia in altre sedi, in pubblico come in privato.
Mi preme invece sottolineare proprio in questi giorni la lezione "risorgimentale" che ci giunge dall'altra sponda del Mediterraneo; quella proveniente da un popolo che per la libertà sfida apertamente il tiranno e la morte.
Credo di vedere nelle immagini di quelle donne e di quegli uomini la stessa "follia" che spinse i nostri antenati a sfidare un Impero per costruire l'unità nazionale. Sicuramente, tra loro, sono molto più simili di quanto lo siamo noi oggi rispetto ai nostri antenati visto che sopportiamo ancora una simile canaglia.
Giuseppe D'Urso, insegnate molto precario, da Catania